Il Progetto
Le Motivazioni
Nato infiniti secoli prima degli insediamenti urbani, il Vesuvio è il padre di Ercolano. Non è per i cittadini un mero simbolo iconografico ma baricentro vitale di tutto il Mediterraneo.
Se Ercolano può offrire, in qualche modo, un’immagine di unicità lo deve al Vesuvio: da esso deriva il suo particolare microclima, la fertilità dei terreni, le molte sfaccettature del suo paesaggio, la particolare ed affascinante conformazione delle coste e la indelebile testimonianza della cultura e della storia della Città con gli Scavi.
Da sempre Ercolano convive con il Vulcano; esso ne visualizza la dimestichezza al rischio. Divinità immanente, chiede amore e rispetto, vuole che gli siano innalzati idola di una religione pagana dall’animo laico di chi, nel divenire con alti voli e brusche cadute, convive con il rischio.
Per Ercolano, il Vesuvio è simbolo di vitalità, fonte di benessere; da esso provengono distruzione e morte, ma anche una continua rinascita e rinnovamento: la vita oltre tutto.
Tempi di realizzazione
- L’ideazione del progetto risale all’ottobre 2001, quando fu preparata, a cura dell’arch. Massimo Iovino e su richiesta dell’allora Sindaco, prof.ssa Luisa Bossa, una prima stesura di massima, non molto dissimile dalla sua effettiva realizzazione.
- Nel corso del 2002 il progetto, già arrivato ad una definizione operativa a cura dell’Ufficio Urban e con la ulteriore consulenza del prof. Claudio Luongo e dell’arch. Claudio Finaldi Russo, è stato inserito tra le azioni del PIT Vesevo, ottenendo poi il cofinanziamento dell’Unione Europea e quello del Comune di Ercolano.
- Nella primavera del 2004 sono stati avviati contatti con il M.o Jean Noël Schifano da Parigi, eminente personaggio del mondo culturale europeo, innamorato di Napoli e del genius loci napoletano, per affidargli la direzione artistica dell’evento, poi assegnata nel settembre dello stesso anno.
- Nell’ottobre 2004 viene affidato il coordinamento generale e la comunicazione al dott. Ciro Cacciola.
- Accettato l’invito, J. N. Schifano delinea la fase esecutiva del progetto e va alla ricerca dei nomi più prestigiosi della scultura contemporanea europea, individuandone 10 provenienti ciascuno da una nazionalità diversa.
- Il 30 settembre 2004 è stato sottoscritto un protocollo d’intesa tra il Comune di Ercolano ed il Consorzio per la Tutela della Pietra Lavica Vesuviana, al fine di creare uno stretto rapporto tra gli artisti internazionali e la sapienza artigiana delle aziende e dei maestri scalpellini del Vesuvio.
- Il 28 ottobre 2004 sono stati firmati i contratti tra i dieci artisti ed il Comune di Ercolano per la realizzazione delle opere.
- Il lancio della manifestazione è avvenuto il giorno dopo, 29 ottobre, nella conferenza stampa internazionale tenuta nella sede di Villa Medici in Roma, alla presenza delle maggiori testate giornalistiche e del mondo dell’arte.
- Gli artisti hanno lavorato e via via prodotto i loro bozzetti su carta, in creta, in gesso, in resina, in pietra naturale e li hanno inviati ad Ercolano entro il mese di maggio 2005.
- L’Ufficio Urban, nel frattempo, ha redatto il progetto di sistemazione delle aree lungo Via dell’Osservatorio, interessate dalla creazione del Museo, chiedendo ed ottenendo le necessarie autorizzazioni alla realizzazione.
- Il 18 maggio 2005 sono stati avviati i lavori di scultura presso le aziende del Consorzio della Pietra Lavica, sotto la Direzione Tecnica del geom. Giosué Fattorusso.
- L’inaugurazione della mostra ha avuto luogo il 29 ottobre 2005.
Il rapporto con gli artisti
Ciascun artista, in rappresentanza di un Paese europeo, ha realizzato liberamente un’opera che corrisponde al suo genio ed alla personale interpretazione del sito, nell’ambito dei parametri indicati dal direttore artistico e dal direttore tecnico del progetto.
Gli artisti hanno discusso con il direttore tecnico la scelta del masso che è servito a realizzare l’opera d’arte ed hanno deciso se volere o meno che la propria opera venga fissata su di una base o direttamente al suolo.
Diversi artisti, nel corso dei lavori, sono stati ad Ercolano, ospiti del Consorzio, per seguire sul posto la realizzazione delle rispettive opere, ma tutti hanno potuto seguire anche a distanza l’avanzamento dei lavori, ricevendo diverse foto ogni settimana e dialogando via via con il Direttore Tecnico e con gli artigiani per garantire l’esatta esecuzione di ciascun progetto.
Il territorio
Superato il borgo di S. Vito, l’omonima strada incontra via Vesuvio (la direttrice proveniente dal territorio di Torre del Greco) e prosegue con un unico tracciato fino all’Osservatorio Vesuviano e poi ancora oltre, fino alla biforcazione della stazione bassa da un lato e del piazzale a quota mille dall’altra. Tutto interno al Parco Nazionale del Vesuvio, il tratto di strada in questione presenta caratteri di roccia lavica affiorante e di vegetazione che costituiscono una cornice eccezionale per l’installazione di opere d’arte contemporanea.
L’interazione tra opera, sito e paesaggio, infatti, è amplificata dai nessi e dalle correlazioni che le opere stesse possono intrecciare tra di loro, in un rimbalzo di sguardi tra una curva e l’altra.
Obiettivi e funzionalità
Mettere a confronto in maniera naturale ed immediata le centinaia di migliaia di turisti che ogni anno percorrono la strada in questione per raggiungere la sommità del Vulcano.
Realizzare un evento di carattere internazionale che testimoni l’impegno nel presente contesto culturale del territorio, in forte collegamento con la monumentalità del sito e la grandiosità degli Scavi romani.
Intervista a Massimo Iovino
di Paola De CiuceisMassimo Iovino, architetto, coordinatore del Programma Urban e ideatore del progetto Creator Vesevo, illustra la genesi dell'iniziativa. Il Vesuvio museo a cielo aperto. Come e quando è nata quest'idea? "Era il 2001 quando accolsi la richiesta dell'allora sindaco Luisa Bossa di pensare qualcosa che riequilibrasse il territorio nel rapporto tra la parte bassa della città, quella del centro storico, e la parte alta che conduce al cratere. Feci un sopralluogo, rimasi suggestionato dalle emozioni che provavo via via che la perdita delle presenze antropiche lasciava spazio a scorci di panorama e alla natura, ancor più dirompente nell'incontro tra il verde e le lave naturali. Mi chiesi quale potesse essere il moltiplicatore giusto per amplificare queste impressioni già forti di per sé". Come si è passati alla realizzazione? "In collaborazione con l'ente Parco nazionale del Vesuvio, con il Consorzio di tutela e valorizzazione della pietra lavica, con Jean-Noël Schifano che ha individuato quali artisti potessero cimentarsi in opere che esprimessero l'identità del luogo attraverso l'elemento caratterizzante del territorio, la lava. Il progetto è stato reso possibile anche grazie all'Urban Herculaneum, programma europeo, integrato e sostenibile, per la rivitalizzazione delle zone urbane in crisi". Dunque, un'ulteriore attrazione per la già rinomata area vesuviana? "Il brand Vesuvio ha un'eco mondiale, noi proponiamo un prodotto nuovo che unisce natura e arte. Dai mercati internazionali già vengono segnali positivi. I primi riscontri, certo, hanno carattere locale, ristoratori e albergatori, agenti di viaggio e tour operator sono entusiasti. Direi che c'è vivo interesse per questo museo en plein air per il quale l'idea è di renderlo più ricco, ogni due anni, con l'aggiunta di una o due sculture nuove. Sempre in dialogo con il territorio". Come saranno tutelate le opere che resteranno in dotazione permanente all'area? "Con l'ente parco c'è un accordo per l'attuazione di una rete di telecontrollo che tenga d'occhio i gruppi scultorei. La speranza è che siano guadati a vista anche dalla popolazione, che entrino a fare parte della loro identità come il vulcano. Dopo tutto questi lavori sono come idola che offriamo al gigante dormiente nella speranza che una cessione di creatività possa rabbonirlo. Come i sacrifici propiziatori degli antichi". Gli artisti. Come hanno lavorato, quanto tempo e dove? "Sono stati in loco in più occasioni, hanno studiato i luoghi e le pietre, si sono appropriati della loro essenza sino a costruirsi ciascuno la propria idea della lava e di come lavorarla. In questo sono stati aiutati dai maestri scalpellini vesuviani cui va uno speciale ringraziamento per la passione e la dedizione che hanno dedicato. Il risultato ottenuto nasce dall'incontro tra la creatività degli uni e la sapienza artigiana degli altri".
